|
Le fotodermatosi sono malattie cutanee dovute
all'azione della luce.
Eritema solare
È la più comune fotodermatosi. Si
manifesta in corrispondenza delle zone di cute
esposte all'azione della luce solare o della luce
proveniente da fonti artificiali di raggi ultravioletti,
dopo un periodo di latenza di alcune ore, con
lesioni di tipo eritematoso, di tonalità
rossa viva, che si intensificano dopo circa 10-12
ore e si attenuano successivamente, sino a regredire
dopo circa 2-3 giorni mediante desquamazione e
pigmentazione. Vi possono essere anche edema e
vescicole o bolle; le lesioni cutanee sono accompagnate
da bruciore e talora da dolore. L'eritema solare
presenta variazioni individuali in rapporto a
fattori costituzionali e fisiologici: esso è
più intenso nei soggetti biondi o rossi
di capelli e durante il periodo mestruale e la
gravidanza. Nelle forme gravi possono comparire
febbre, malessere, brividi. In genere nelle successive
esposizioni alla luce l'eritema solare o non compare
o si presenta in forma più lieve, per un
progressivo processo di assuefazione alle radiazioni
ultraviolette che culmina con un aumento della
melanina determinante tonalità bruna della
cute (la così detta "tintarella").
Ricordiamo, a questo proposito, che affinchè
la melanina prodotta dai melanociti posti nello
strato basale e sensibilizzata dalla luce solare
raggiunga la superficie cutanea, intercorre un
periodo medio di 12 ore circa.
Dermatite cronica da sole
L'esposizione prolungata alla luce ultravioletta
(quale si verifica in marinai, contadini, ecc.)
determina a lungo andare nelle zone di cute non
protetta, anche in soggetti giovani, la comparsa
di alterazioni che danno alla cute un aspetto
precocemente senile. Si tratta di aumento di consistenza
della cute, perdita di elasticità, accentuazione
delle pliche cutanee, comparsa di rughe profonde
e definitive: queste alterazioni sono determinate
da danni subiti dal tessuto connettivo.
La pelle affetta da dermatite cronica da sole
può inoltre con maggiore frequenza rispetto
a quella sana, andare incontro a forme tumorali.
Fotodermatosi di tipo allergico
Alcune sostanze, somministrate sia localmente
che per via generale, possono provocare una abnorme
sensibilità della cute alla luce con un
meccanismo di tipo allergico o fotosensibilizzante.
In tali casi, se il soggetto si espone alla luce
solare, dopo la prima assunzione della sostanza,
si ha la reazione ad ogni successiva esposizione.
La reazione consiste in eruzioni pruriginose di
tipo papulo-vescicolare che non restano localizzate
alle zone fotoesposte ma si possono diffondere
anche ad altre regioni corporee. Perché
tali fotodermatosi si possano verificare occorre
appunto un terreno allergico particolare ed esse
interessano pertanto soggetti predisposti. Tra
le sostanze che possono con maggiore frequenza
dare luogo a fotodermatosi di tipo allergico ricordiamo
alcuni composti medicamentosi quali i sulfamidici
ed alcuni antibiotici. A questo gruppo di fotodermatosi
appartiene la cheilite da rossetto, dovuta generalmente
all'azione fotosensibilizzante di sostanze (eosina
soprattutto) o ad essenze profumate ed eccipienti
(specie resine) contenuti nel rossetto stesso.
La cheilite da rossetto può manifestarsi
con prurito, lieve tumefazione ed arrossamento
delle labbra, oppure con intenso gonfiore",
vescicole e talvolta abrasioni. Anche la dermatite
pigmentaria da acqua di colonia (già trattata
tra le melanodermie) riconosce un meccanismo di
fotosensibilizzazione" determinato da particolari
sostanze contenute nel bergamotto (utilizzato
per la preparazione dell'acqua di colonia) verso
le radiazioni solari: essa si manifesta con la
comparsa di chiazze eritematose che divengono
rapidamente pigmentate, disposte lungo le zone
di applicazione della colonia esposte alla luce
solare. La pigmentazione persiste di solito per
mesi.
Orticaria solare
È una fotodermatosi abbastanza diffusa
sulle cui cause non si e ancora fatta del tutto
luce. Compare dopo le prime esposizioni solari
con prurito intenso ed eritema cui fanno seguito
pomfi a volte confluenti tra loro, localizzati
nelle zone fotoesposte. Queste lesioni si ripresentano
ad ogni successiva esposizione alla luce solare,
regredendo di solito dopo alcune settimane e si
aggravano puntualmente di estate in estate.
Protezione della pelle contro i raggi
ultravioletti
Deve essere effettuata mediante creme o lozioni
ad azione fotoprotettrice e filtrante delle radiazioni
ultraviolette in modo tale da consentire e rendere
più agevole una graduale pigmentazione
cutanea. Quando i prodotti riportano sulla confezione
il fattore di protezione è possibile valutare
anticipatamente quanto può durare l'esposizione
al sole prima che si sviluppi un eritema, anche
se tali valori vanno sempre considerati per eccesso
perché determinati anticipatamente e artificialmente
con sorgenti luminose che non corrispondono esattamente
alla luce solare. Non esistono ancora risposte
definitive sulle possibilità di prevenire
rughe e/o tumori cutanei. Le creme ad ampio spettro
tuttavia proteggono dalla luce ultravioletta a
onde lunghe (radiazioni di tipo A) e medie (radiazioni
di tipo B): queste ultime determinerebbero l'eritema,
mentre sono le prime che costituirebbero, con
il tempo, un fattore importante nelle modificazioni
degenerative (atrofiche e quindi tumorali). Le
polveri opache (quali l'ossido di zinco e di titanio,
il carbonato di calcio, di magnesio e di bismuto,
la calamina e la bentonite) costituiscono degli
efficienti fotoprotettori, poiché riflettono
tutta la gamma dei raggi ultravioletti. Per una
protezione veramente ad ampio spettro, la crema
solare deve contenere acido para-aminobenzoico
(PABA), benzofenoni o cinnamati.
Poiché secondo la legislazione italiana
i fotoprotettori (antisolari e abbronzanti) rientrano
nella categoria dei cosmetici, non esistono obblighi
di denuncia della formulazione e questo rende
difficile la esemplificazione commerciale di questa
categoria. Segnalo alcune formulazioni che all'estero
trovano riscontro commerciale indicando il tipo
di protezione fornita: PABA 5% e PABA estere 2,5%
in alcool etilico 70%, proteggono dagli U.V./C
e U.V./B, così come ossibenzone 3% e diossibenzone
3%. L'acido 2-idrossi-4 metossibenzofenone-5-sulfonico
10% protegge dagli U.V./A, U.V./B, U.V./C. I pigmenti
opachi come l'ossido di zinco, di titanio e la
calamina proteggono anche dalle radiazioni visibili
grazie al loro potere riflettente.
I raggi solari più nocivi, quelli cioè
che ustionano e che possono determinare con il
tempo tumori cutanei, raggiungono la massima intensità
da due ore prima a due ore dopo il mezzogiorno
per cui va consigliato di esporsi al sole prima
delle dieci e dopo le quattordici (orari da spostare
di sessanta minuti tenendo presente l'ora legale).
Le creme aderiscono alla pelle, ma il nuoto e
la traspirazione dovuta al movimento o al calore
solare ne rimuovono un quantitativo considerevole
per cui sono necessaria più applicazioni
per mantenere un livello protettivo sufficiente.
Vanno sconsigliati i preparati abbronzanti che
colorano solo lo strato cutaneo esterno e non
forniscono una fotoprotezione. I pazienti con
scottature lievi o medie possono trarre beneficio
da impacchi freschi e bagni o docce. Non è
vero che l'acqua fredda va evitata; provoca infatti
vasocostrizione con conseguente effetto antieritema.
Può essere utile l'applicazione di corticosteroidi.
L'olio è il mezzo migliore per veicolare
il farmaco nell'area infiammata attraverso la
superficie cutanea; le creme costituiscono un'alternativa,
mentre lo spray è il mezzo meno efficace,
anche se procura una sensazione di sollievo e
costituisce un metodo semplice per le applicazioni
estese. In sintesi, per evitare le scottature:
1) Prendere il sole prima delle dieci e dopo le
quattordici (undici e quindici con l'ora legale)
2) Usare una delle tante creme in commercio, controllando
il fattore di protezione.
3) Nuoto e traspirazione richiedono applicazioni
ripetute.
4) Non usare preparati che scuriscono semplicemente
la pelle senza fornire anche una adeguata protezione.
I radicali liberi
Possono essere definite radicali liberi quelle
molecole che hanno perso nei loro atomi un elettrone
sull'orbita esterna e che quindi cercano di captare
l'elettrone mancante esercitando un'importante
attività chimica. Questi radicali liberi
vengono prodotti durante fasi intermedie del metabolismo
cellulare e sono sostanze chimiche paragonabili
ad un ossidante che intacca le materie più
diverse; sono infatti coinvolti in numerose reazioni
prodotte dalla luce, compresa la fotosintesi,
la combustione, la respirazione, le reazioni vitali,
soprattutto certe reazioni enzimatiche quali si
verificano nell'irrancidirsi dei grassi vegetali
ed animali presenti negli alimenti e nei prodotti
di bellezza.
L'irrancidimento è conseguenza di un'ossidazione
per effetto dall'ossigeno dell'aria che agisce
sulle sostanze grasse, e questa ossidazione viene
accelerata dal calore della luce, dall'umidità
e dai microorganismi.
I radicali liberi inducono diverse modificazioni
nella pelle quali: 1) una fibrosi arteriolo-capillare;
2) un accumulo di materiale metabolico inerte;
3) modificazioni delle membrane cellulari per
perossidazione dei lipidi; 4) rottura delle catene
del DNA; 5) alterazione delle proteine come conseguenza
dell'inattivazione enzimatica; 6) alterazione
delle molecole di collagene ed elastina con rottura
dei mucopolisaccaridi (sostanze che conferiscono
elasticità e tonicità alla pelle).
II nostro organismo si difende contro l'effetto
dei radicali liberi con dei processi enzimatici
(superossido dismutasi) e non enzimatici, tra
cui ricordiamo gli antiossidanti naturali della
cellula come il glutatione, la metionina, la cisterna
e le vitamine C ed E.
Fattori che favoriscono invece la formazione dei
radicali e delle loro conseguenze sono il tabacco,
l'alcool, l'assunzione di certi farmaci, le radiazioni
ionizzanti e i raggi ultravioletti.
Nella pelle i radicali liberi determinano un cambiamento
del colore (couperose, discromie, eritemi, verruche
seborroiche) e soprattutto una perdita di elasticità
cutanea responsabile delle atrofie senile e presenile
degenerativa. Si può così affermare
che questi radicali oltre ad accelerare il processo
di invecchiamento possono contribuire all'insorgenza
dei tumori cutanei attraverso le forme precancerogene;
non a caso la vitamina E che, come si è
detto, svolge attività inibente la formazione
dei radicali liberi, viene impiegata come prodotto
che rallenta l'invecchiamento cutaneo e previene
i tumori della cute.
In conclusione si può dire che i radicali
liberi sono implicati nei processi di invecchiamento
da raggi ultravioletti (attinico), che l'esposizione
ai raggi solari accelera l'invecchiamento anche
se non è eccessiva, che sarebbe necessario
aggiungere ai filtri, che normalmente si usano
per ridurre i raggi ricevuti, delle sostanze antiossidanti.
|