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Prima di addentrarci nella trattazione delle malattie
della pelle è indispensabile che si familiarizzi
con le cosiddette «lesioni elementari».
Esse costituiscono una specie di alfabeto mediante
il quale è possibile leggere sulla pelle
come su un libro aperto.
Il riconoscimento di queste lesioni elementari
è indispensabile presupposto per giungere
ad una corretta diagnosi delle malattie cutanee.
Queste lesioni, infatti, da sole o più
spesso associate tra loro, entrano nella composizione
del quadro morboso.
Eritema
È un arrossamento vasomotorio della cute
dovuto alla dilatazione dei piccoli vasi del derma
(iperemia), che può essere circoscritto
o diffuso e scompare alla pressione. A seconda
che la dilatazione interessi il tratto arterioso
o quello venoso, si distinguono due tipi di eritema:
1) Eritema attivo: si presenta di colorito rosso
vivo e con aumento della temperatura locale. È
dovuto a dilatazione attiva delle arteriole dermiche.
2) Eritema passivo: si presenta di colorito rosso
violaceo e con una diminuzione della temperatura
locale. È dovuta a dilatazione passiva
da stasi delle venule del derma.
Macchia
È un'area limitata di cute sulla quale
si è verificata, per qualsiasi motivo,
una modificazione del colore normale. Non è
rilevata e non scompare alla pressione o dopo
accurata pulizia. Si distinguono tre tipi fondamentali
di macchie:
1) Macchie da alterazione della produzione della
melanina: ipercromiche, sono di colorito bruno
di varia tonalità, per eccesso di produzione
della melanina; ipocromiche o acromiche, sono
di colorito biancastro, dovute alla scarsezza
o mancanza di melanina.
2) Macchie purpuriche: per «porpora»
si intende uno stravaso ematico cutaneo e mucoso
di colorito inizialmente rosso-bluastro o rosso-violaceo
che diviene in seguito blu verdastro, giallo e
poi bruno per le modificazioni chimiche della
emoglobina. Dopo qualche tempo il pigmento sparisce
senza lasciare traccia. Distinguiamo le petecchie,
elementi purpurici rotondi di dimensioni inferiori
ai 5 mm., dalle ecchimosi, elementi purpurici
di forma irregolare e di dimensione maggiori di
5 mm.
3) Macchie da coloranti esogeni: posti direttamente
sulla cute oppure ivi giunti per via ematica.
Pomfo
È una rilevatezza di consistenza solida
e circoscritta della cute, che si forma rapidamente
ed altrettanto rapidamente scompare senza lasciare
traccia. È dovuto a trasudazione di liquido
dai vasi del derma per infiammazione (edema) e
può assumere forme e dimensioni diversissime;
anche il colore può variare dal rosa al
rosso acceso al colore porcellanaceo. Il pomfo
è caratteristico della orticaria e pertanto
il suo rilievo ha valore per la diagnosi. È
fortemente pruriginoso.
Vescicola
È una lesione circoscritta, di piccole
dimensioni, costituita da una cavità contenente
siero. Le pareti della vescicola possono essere
così sottili e delicate da rompersi facilmente,
lasciando una superficie abrasa e pertanto, a
causa della loro breve durata, le vescicole possono
essere di difficile apprezzamento; ciò
si verifica specialmente nell'eczema, caratterizzato
appunto da una fase vescicolosa di durata relativamente
breve. Le sue dimensioni variano dal limite della
visibilità ad una capocchia di fiammifero.
La vescicola può avere sede sottocorneale,
intraepidermica o sottoepidermica.
Pustola
È una cavità circoscritta a sede
intra o sottoepidermica come la vescicola, ma
il suo contenuto è costituito, come la
parola suggerisce, da materiale purulento o pus.
Può essere primitiva, dovuta a germi patogeni,
oppure secondaria, da contaminazione di una vesciola
o di una bolla preesistente. Può risolversi
senza lasciare traccia oppure lasciare una pigmentazione
e, nelle forme più profonde, esiti cicatriziali.
Bolla
È una grande cavità circoscritta,
a contenuto liquido, che può avere sede
nello spessore dell'epidermide o fra epidermide
e derma. La bolla a sede intraepidermica è
del tutto simile a una grande vescicola e ne differisce
appunto per le dimensioni. Allorché la
cavità bollosa si forma fra epidermide
e derma, si realizza una lesione che pur non essendo
molto differente dalla precedente, si comporta
spesso in maniera diversa in quanto dotata di
maggior resistenza.
La bolla contiene di solito liquido sieroso, a
volte anche sangue. La bolla da ustione molto
estesa e flaccida viene detta anche flittena.
Papula
È una rilevatezza solida circoscritta della
cute, di piccole dimensioni, variabile da capocchia
di spillo a lenticchia e la cui caratteristica
è quella di poter guarire senza lasciare
cicatrice.
Questo elemento può risultare in seguito
all'aumento dello spessore dell'epidermide o del
derma o dalla combinazione dell'alterazione nelle
due strutture.
Esempi di papule epidermiche sono le verruche
piane giovanili, mentre la papula luetica rappresenta
il tipico esempio di papula dermica. Il colore
della papula è un importante criterio diagnostico.
Quando le papule sono molto ampie prendono il
nome di placche infiltrate. La placca infiltrata
dell'eczema cronicizzato prende il nome di lichenificazione.
Nodulo
È una formazione solida, profonda
(dermica o ipodermica) circoscritta della cute,
che guarisce con cicatrice. La lesione nodulare
è sempre un segno da rilevare con attezione
e da non trascurare. Noduli a sede dermica o sottocutanea
sono spesso espressione di malattia sistemica
o granulomatosa e possono indicare l'esistenza
di un processo infiammatorio cronico o di una
neoplasia o di una malattia dismetabolica. Esempi
di noduli si osservano dunque nelle neoplasie
o nelle metastasi di neoplasie o nel corso di
sifilide tardiva, nei linfomi, nelle xantomatosi.
Squama
È un ammasso di lamelle cornee a forma
laminare che si staccano dall'epidermide in maniera
chiaramente visibile. Le squame possono essere
secche e untuose. Il loro colore può essere
biancastro, giallastro, bruno o argenteo in rapporto
rispettivamente al contenuto in sebo, alla ossidazione
della cheratina ed all'aria presente tra di esse.
Macroscopicamente si distinguono due tipi di squame:
a) pitiriasica o furfuracea: è di piccole
dimensioni, al massimo lenticolare, poco aderente;
b) lamellare o foliacea: è di dimensioni
maggiori rispetto alla precedente, spesso polistratificata.
Crosta
È una concrezione cutanea dovuta all'essicamento
di siero, pus e sangue ed è costituita
da un insieme di fibrina, globuli rossi, globuli
bianchi, detriti cellulari e gerrni.
Si parla di squamo-crosta quando nella costituzione
della crosta entrano numerose lamelle cornee.
Erosione
È una perdita di sostanza limitata all'epidermide,
che guarisce quindi senza lasciare cicatrice.
Se l'erosione è secondaria alla rottura
di una vescicola o di una bolla o di una pustola,
si parla più propriamente di abrasione.
Quando l'erosione è di origine traumatica
si parla di escoriazione.
Ulcera
È una lesione caratterizzata da distruzione
dell'epidermide e del derma superficiale o anche
del derma a tutto spessore: ne risulta una perdita
di sostanza che ha scarsa tendenza alla guarigione
spontanea e che, per riparare, abbisogna di tessuto
cicatriziale. La più tipica ulcerazione
cutanea è quella che segue alla stasi venosa
causata da varici degli arti inferiori. Trattandosi
di lesione secondaria si deve sempre cercare la
causa iniziale.
Piaga
È una perdita di sostanza profonda con
tendenza alla guarigione spontanea.
Escara
È una mortificazione della cute che può
avvenire per cause traumatiche, chimiche, circolatorie
o elettriche (ad es.: errata applicazione di ionoforesi).
Ragade
È una perdita di sostanza lineare della
cute, che interessa tutta l'epidermide e la parte
più superficiale del derma, spesso dolorosa,
specialmente rilevabile nella zona in cui la cute
è sottoposta a tensione (regione periorale,
perianale sulle mani o sui piedi). È frequente
il rilievo di ragadi in corrispondenza di zone
di cute sottoposte a trattamento prolungato con
corticosteroidi: in queste zone la cute diviene
estremamente secca e spesso si producono le caratteristiche
fissurazioni o ragadi.
Cicatrice
È una delle più tipiche lesioni
dermatologiche secondarie e risulta, come già
detto in precedenza, allorché una ulcerazione
o una lesione con perdita di sostanza che interessi
il connettivo va incontro a risoluzione, con guarigione.
Si ha infatti la sostituzione della perdita di
sostanza con tessuto fibroso neoformato, povero
di vasi e privo di fibre elastiche e di annessi
cutanei. La cicatrice può essere, comunemente,
atrofica o addirittura depressa; non è
infrequente, in particolare nelle cicatrici recenti,
osservare una temporanea tendenza alla ipertrofia.
In tal caso si presenta vivamente arrossata e
tesa, a superficie liscia e può essere
pruriginosa e perfino dolente al tatto o spontaneamente.
Atrofia
Si presenta come un assottigliamento cutaneo con
perdita dell'elasticità e scomparsa degli
annessi per diminuzione della quantità
e del volume di tutte le strutture che normalmente
compongono la pelle (soprattutto connettivali).
Si distinguono diverse forme di atrofia: le strie
atrofiche più comunemente chiamate smagliature,
l'atrofia senile e l'atrofia presenile degenerativa.
Cheratosi
È un ispessimento dello strato corneo;
quando è molto accentuato si parla di ipercheratosi.
Sclerosi
È un indurimento della cute dovuto alla
riparazione di fenomeni degenerativi o infiammatori
del derma o dell'ipoderma. La cute sclerotica
si presenta dura, aderente ai piani profondi (e
pertanto non sollevabile in pliche) e con una
superficie secca, arida e alopecica.
Cheloide
È una formazione dovuta ad un aumento del
tessuto connettivo del derma e dell'ipoderma,
di forma irregolare. È molto spesso l'evoluzione
di una cicatrice. Si differenzia dalla cicatrice
ipertrofica perché tende ad estendersi
alla periferia e a recidivare dopo asportazione
chirurgica.
Deve essere sempre tenuto in considerazione nel
caso in cui si debbano eseguire anche piccoli
interventi chirurgici sul viso o su parti scoperte,
per le conseguenze inestetiche che comporta.
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