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Psoriasi
È una dermatite cronica la cui lesione
elementare è costituita da eritema e desquamazione.
La malattia può limitarsi a poche chiazze,
di solito a margini netti, che persistono come
tali per tutta la vita, o può estendersi
a più superfici cutanee.
La si riscontra piuttosto comunemente nella pratica
dermatologica in soggetti di ogni età che
in genere godono di buona salute. Le squame della
psoriasi sono secche, biancastre-argentine, polistratifìcate,
si staccano con facilità e con il grattamento
metodico si possono determinare delle microemorragie
dovute alla decapitazione dei vasellini ectasici
alla sommità delle papille ipertrofiche.
Raramente questa malattia è accompagnata
da sintomi soggettivi locali. Le sedi più
frequentemente interessate sono le superfici estensorie
dei gomiti e delle ginocchia, la regione lombosacrale,
il dorso ed il cuoio capelluto, mentre viene risparmiato
di solito il viso. Raramente si estende a tutta
la cute senza risparmiare alcuna zona. La causa
della psoriasi non è nota. Verosimilmente
esiste un fattore ereditario, nel senso che si
trasmette e si eredita la predisposizione ad ammalarsi
di questa malattia. Fattori psichici come uno
shock emotivo oppure infezioni acute (come la
tonsillite nei giovani) possono provocare o accentuare
una eruzione psoriasica.
Sono state riscontrate alcune alterazioni del
metabolismo cutaneo che determinerebbero un'accelerazione
del processo di cheratinizzazione. Nell'epidermide
normale, infatti, la cellula basale si porta alla
superficie in un periodo che varia fra i 25 e
i 30 giorni. Nella cute psoriasica la cellula
basale impiega appena 4 giorni per raggiungere
la superficie. Questo accelerato transito comporta
l'accumulo di cellule nello strato corneo e da
qui l'ipercheratosi e la desquamazione, caratteristiche
cliniche della malattia.
Terapia. Dal punto di vista del trattamento è
bene considerare la psoriasi come dovuta ad un
troppo rapido ricambio dell'epidermide, geneticamente
determinato, ma scatenato da fattori poco noti.
Lo scopo del trattamento è di ridurre questo
rapido ricambio.
Come trattamento locale, di rigorosa competenza
medica, vengono usati farmaci cheratolitici quali
l'acido acetil salicilico o la resorcina. Successivamente
si ricorre con buoni risultati all'uso di sostanze
riducenti, quali il catrame minerale. È
ben noto a tutti i malati di psoriasi che l'esposizione
alla luce solare conduce entro breve tempo alla
guarigione clinica della malattia. L'uso combinato
di pomate contenenti catrame e della luce solare
può portare notevoli giovamenti. È
importante precisare che devono essere evitati
stress e fatica, e che il riposo e una buona vacanza
danno dei risultati a volte insperabili.
Lichen Ruber Planus
È una dermatite caratterizzata da un'eruzione
papulare che interessa sia la cute che le mucose
ed è accompagnata da prurito generalmente
intenso. Può manifestarsi in forma acuta
oppure cronica; colpisce solitamente gli adulti
e solo raramente può osservarsi nei bambini.
La lesione dermatologica elementare che caratterizza
il lichen ruber planus è la papula che
ha forma poligonale o rotondeggiante, di colorito
che varia dal rosa al rosso violaceo fino al bruno
seppia e al nero. Le papule, di grandezza variabile
da 1 a 4 mm., possono rimanere isolate oppure,
come spesso accade, confluiscono a formare della
placche.
La malattia è fortemente pruriginosa: è
opportuno tuttavia precisare che in alcuni soggetti
la dermatosi evolve con scarissimi disturbi soggettivi.
Le sedi cutanee più frequentemente colpite
sono: le superfici flessorie dei polsi e degli
avambracci, i genitali maschili e gli arti inferiori.
Il decorso della malattia è piuttosto lungo,
comunque l'esperienza insegna che anche senza
terapia medica il lichen ruber planus tende alla
guarigione spontanea in un periodo che varia fra
gli otto mesi e l'anno. Il segno tipico della
guarigione è rappresentato dalla comparsa
di una pigmentazione molto accentuata sulle zone
già sede della eruzione papulare.
La causa del lichen ruber planus non è
nota. La teoria più accreditata è
quella «neurogena», l'affezione appare
infatti collegata a fattori emozionali o a traumi
psichici. Durante la seconda guerra mondiale,
in alcune regioni d'Europa sottoposte ad incessanti
bombardamenti l'incidenza del lichen ruber planus
aumentò considerevolmente. Anche la teoria
infettiva virale ha qualche fondamento.
Terapia: localmente pomate steroidee o riducenti.
Per via generale gli antistaminici sono utili
per sedare il prurito. Nelle forme di particolare
dipendenza psicoemotiva è utile affidare
il paziente alle cure del neurologo.
Pemfigo
Sotto il nome di pemfigo si considera un gruppo
di forme morbose cutanee caratterizzate dall'insorgenza
di bolle nello spessore dell'epidermide; si associa
quasi sempre un interessamento delle mucose. È
una malattia piuttosto rara e colpisce gli adulti
tra i 40 e i 70 anni. Generalmente la malattia
comincia con la comparsa di bolle che si trasformano
rapidamente in abrasioni piuttosto dolorose alle
mucose del cavo orale, alla regione perianale
e, a volte, sui genitali. In seguito le bolle
gradualmente possono interessare qualsiasi regione
cutanea e specialmente la sede periombelicale
e le regioni delle grandi pieghe (zone inguinali,
ascellari, collo, ecc.). La bolla che caratterizza
questa malattia insorge su cute sana, non eritematosa,
ha forma rotondeggiante, diametro variabile da
1 a 15 cm. e viene chiamata anche bolla fredda;
contiene un siero limpido e nel giro di 7-15 giorni
si essicca oppure si rompe dando luogo ad una
erosione che presto si ricopre di una squamo-crosta:
la lesione si risolve in una chiazza pigmentata,
senza lasciare cicatrici. Lo stato generale che
inizialmente è buono decade progressivamente;
compare la febbre e in fase terminale sintomi
neurologici quali: alterazione dei riflessi, contratture
muscolari, turbe psichiche).
La prognosi del pemfigo è sempre grave;
nonostante i progressi della terapia la malattia
conduce a morte nella maggior parte dei casi.
La causa del pemfigo è ancora sconociuta.
Tra le ipotesi più accreditate ricordo
la teoria auto-aggressiva (anticorpi dell'organismo
che attaccano antigeni presenti nella epidermide)
e la teoria virale. Le due teorie potrebbero non
escludersi.
Terapia: la terapia è fondata essenzialmente
sull'uso del cortisone, su trasfusioni di sangue,
su una dieta iperproteica e sull'uso dei farmaci
immunodepressivi. Localmente bagni di permanganati
di potassio e polveri inerti.
Eritrodermia
Per eritrodermia s'intende un eritema diffuso
a tutta o quasi la superficie corporea, che si
accompagna a desquamazione. L'aspetto del’eritrodermico
è ben espresso dal termine francese homme
rouge (uomo rosso) che sottolinea la componente
eritematosa dell'eruzione. Il decorso di questa
malattia è essenzialmente cronico e la
prognosi non è sempre favorevole.
L'eritema ha un colorito variabile dal rosso vivo
al rosso bruno, il paziente lamenta una sensazione
di freddo dovuta all'enorme dispersione di calore
e il prurito è fastidioso. Si può
osservare una compromissione degli annessi, con
alopecia diradante e fragiltà ungueale.
Con il passare del tempo la cute diviene infiltrata,
secca (per la diminuzione della secrezione sebacea
e sudorale) e tende ad assumere un colorito bruno.
L'eritrodermia può presentarsi in due forme
completamente diverse: La forma eritemato-squamosa
e la forma vescicola-edematosa, di cui la prima
è la più frequente. Il paziente
non trattato va incontro a disidratazione e oliguria
(contrazione della funzionalità renale).
Si possono osservare delle forme che presentano
regressione spontanea. Le cause della malattia
sono tuttora ignote.
Terapia: la terapia generale comporta un ricovero
in ospedale del malato. I cortisonici a pieno
dosaggio sono un rimedio indispensabile. La terapia
locale prevede ripetuti bagni emollienti o antisettici
e l'applicazione di unguenti vitaminici.
Eritema Nodoso
È una malattia a decorso acuto, caratterizzata
da un'eruzione di elementi nodulari dermo-ipodermici
localizzati soprattutto agli arti inferiori, che
predilige le giovani donne specie in primavera
ed in autunno.
L'eruzione è sempre preceduta da febbre,
tonsillite, dolori articolari e muscolari e cefalea;
agli arti inferiori, sulle regioni anteriori,
compaiono degli elementi nodulari rotondeggianti,
caldi, dolenti, sino ad una cinquantina e più.
Il colore della pelle da rosso cianotico tende
al bluastro quindi al giallo verdastro: si assiste,
in altre parole, alle comuni modificazioni di
colore che si rilevano in una contusione con stravaso
di sangue, tanto che la malattia viene anche denominata
eritema contusiforme. Gli elementi non hanno tendenza
ad ulcerarsi ed infine regrediscono senza lasciare
traccia. La durata della malattia è in
genere di due-quattro settimane: la recidiva può
insorgere in una buona percentuale di casi.
L'eritema nodoso è una malattia che può
essere evocata da molte cause: in passato veniva
data importanza alla tubercolosi che oggi si riscontra
soltanto nelle forme pediatriche. Possibili cause
possono essere le malattie virali e i focolai
infettivi tonsillari o dentari. Ultimamente si
comincia a pensare anche ad una patogenesi allergica.
Terapia: è indispensabile, in ogni caso,
espletare le indagini al fine di identificare
una forma di tubercolosi polmonare, specialmente
in bambini o in soggetti di giovane età.
La terapia è correlata comunque alle cause
supposte della malattia. In caso di tubercolosi
sarà indicata la terapia antitubercolare;
in tutti gli altri casi si farà ricorso
ad una terapia antibiotica e soprattutto a preparati
antireumatici.
Lupus Eritematoso
È una dermatosi le cui cause sono parzialmente
note, e nella cui insorgenza giocano fattori genetici,
costituzionali ed ambientali. Si distinguono due
forme di lupus eritematoso: la forma cronica e
la forma acuta.
In questa sede ci occuperemo del primo tipo nella
sua forma cronica che, a differenza di quella
acuta, colpisce essenzialmente la cute. Il lupus
eritematoso cronico si osserva solo negli adulti
ed eccezionalmente si trasforma nella forma acuta
sistemica. Quest'ultima coinvolge gli organi interni
oltre alla cute, si riscontra soprattutto nei
soggetti di giovane età di sesso femminile,
è una malattia grave e mortale e la prognosi
è condizionata dalle lesioni renali.
La lesione della forma cronica interessa tipicamente
il volto in maniera simmetrica ed è caratterizzata
da tre elementi essenziali: l'eritema, l’ipercheratosi
e l'atrofia cicatriziale. L'eritema è rosso
vivo oppure violaceo, rappresenta la lesione iniziale
ed è spesso associato ad edema. L'ipercheratosi
è localizzata a livello degli orifizi follicolari
e si presenta con squame secche, grigie molto
aderenti. L'atrofia cicatriziale si osserva solo
nelle lesioni più vecchie. Nei casi tipici
le manifestazioni sono distribuite in modo concentrico:
l'eritema alla periferia, quindi l'ipercheratosi
ed al centro l'atrofia. Come si è detto
il lupus eritematoso si localizza tipicamente
al volto (aspetto a farfalla con corpo sul dorso
del naso ed ali sugli zigomi) in regione preauricolare
e sul padiglione auricolare, al capillizio, sul
labbro superiore, mucosa geniena e sul dorso delle
mani. Una delle teorie più accreditate
sulle cause del lupus eritematoso è quella
autoimmunitaria. I soggetti producono anticorpi
circolanti contro i globuli rossi, le piastrine
e la membrana basale dermo-epidermica, determinando
quelle lesioni di cui si è parlato.
Terapia: sono molto utili gli antimalarici di
sintesi. In alcuni casi resistenti alla terapia
si può ricorrere ai corticosteroidi. Localmente
si possono usare pomate cortisoniche.
È importante evitare i raggi ultravioletti
il più possibile, usando, nella stagione
estiva, creme schermanti.
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