Malattie veneree - Sifilide, AIDS, Blenorragia
 
 
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Sifilide
Tra le infezioni sessuali, la sifilide o lue occupa il posto più importante. La malattia viene trasmessa con i rapporti sessuali e si manifesta nelle modalità che esporremo in seguito.
La parola «sifilide» deriva dal nome proprio di un pastore, protagonista di un poema scritto nel 1530 dal Fracastoro.
La malattia è diffusa in tutto il mondo e la sua durata media, come è stato accertato da numerose statistiche, è di 10-11 anni. L'agente eziologico è un microorganismo scoperto nel 1905, chiamato Treponema Pallidum. È generalmente accettato che sia necessaria una lesione della cute o delle mucose affinchè si realizzi il contagio; è certo in ogni modo che la malattia, nella quasi totalità dei casi, si contrae in seguito a rapporto sessuale con persona infetta. Il contagio è altresì possibile mediante baci, morsi, rapporti anali. È opinione diffusa che la malattia si possa contrarre bevendo in un bicchiere nel quale abbia bevuto una persona malata. Questa convinzione viene spesso confermata dal medico compiacente per coprire o minimizzare le conseguenze di un fugace rapporto extraconiugale. Per la verità bisogna dire che, essendo il Treponema un germe labilissimo, il contagio mediante materiale infetto deve considerarsi del tutto eccezionale. Sotto il nome di «sifilide recente» si considera la forma primaria, la secondaria e la latente nei primi due anni. È importantissimo riconoscere la sifilide in questo stadio, perché la contagiosità è elevatissima e, d'altra parte, la malattia, in questa fase, è curabile con successo e con una certa rapidità.
a) La sifilide primaria rappresenta la porta d'ingresso del Treponema Pallidum nell'organismo. L'intervallo tra l'infezione e la comparsa della sintomatologia clinica (sifiloma) dura circa 2-4 settimane. Il sifiloma si forma in corrispondenza del punto di inoculazione dei microrganismi e si presenta con un noduletto ulcerato, ben circoscritto, rotondeggiante, della grandezza media di una lenticchia, gemente una sierosità ricca di treponemi. La lesione non è dolente e alla palpazione rivela una consistenza dura, pergamenacea. Si risolve spontaneamente in qualche settimana, senza lasciare esiti cicatriziali. Il sifiloma si localizza più spesso ai genitali (nell'uomo al foglietto interno del prepuzio, al solco balano prepuziale e al frenulo; nella donna alle grandi e piccole labbra, al clitoride, al meato uretrale ed al collo uterino), ma anche in altre sedi (labbra, bocca, ano e dita). Dopo pochi giorni dalla comparsa del sifiloma, compare una tumefazione in sede inguinale: è la cosiddetta adenopatia satellite, espressione del tentativo di difesa dei linfonodi, i quali hanno tentato, senza successo, di bloccare l'invasione dell'organismo da parte dei microrganismi. Si è già accennato al fatto che il sifiloma, tranne casi eccezionali, è una lesione che non provoca dolore. Mancanza di dolore e tendenza alla guarigione spontanea, possono facilmente trarre in inganno il malato che è portato a sottovalutare lesioni che dovrebbero invece allarmarlo. A volte il malato spesso provvede a curarsi localmente con pomate a base di penicellina. In tal modo si ottiene spesso la guarigione del sifiloma, ma non della sifilide, che deve essere considerata malattia generale fin dall'inizio.
b) La sifilide secondaria rappresenta la manifestazione generalizzata di questa infezione dovuta alla diffusione sanguigna dei treponemi, i quali invadono praticamente tutti gli organi e danno luogo a diverse manifestazioni cliniche: la roseola, i sifilodermi papulosi e la micro-poliadenopatia; vi sarebbero altre lesioni che non è possibile in questa sede elencare ed illustrare efficacemente.
La roseola è la più precoce manifestazione del periodo secondario: colpisce il tronco ed ha una breve durata, tanto che spesso non viene neppure avvertita dal paziente. In questa fase è già evidente un altro segno obiettivo importantissimo: la micro-poliadenopatia. Questo termine indica che in tutte le zone sedi di linfonodi (regioni inguinali, ascellari, latero-cervicali, nell'incavo del gomito, in regione poplitea) questi si presentano aumentati di volume.
I sifilodermi papulosi sono rappresentati da una papula delle dimensioni di una lenticchia, dal colore rosso-rameico. La disposizione, la forma e la consistenza dei singoli elementi papulosi è variabilissima da caso a caso e da regione a regione della cute.
Accanto alle manifestazioni cutanee si possono avere alterazioni a carico dei peli (alopecia del terzo esterno del sopracciglio), alopecie diffuse e lesioni a carico degli organi interni.
Questo periodo ha una durata di due-tre anni e, durante il suo svolgersi, le manifestazioni cutanee e mucose, che all'inizio della fase secondaria sono floride e vistose, col passare del tempo diventano sempre più discrete e meno appariscenti: la sifilide, si dice, «si accantona». Infatti trascorso questo periodo la malattia presenta una fase di «riposo clinico», che può durare anche tutta la vita, durante la quale il malato è apparentemente in buone condizioni di salute. Però, in certi casi, possono apparire le lesioni del periodo terziario che arrivano a interessare anche il sistema nervoso centrale.
c) La sifilide terziaria: le manifestazioni di questo periodo possono sopraggiungere da tre fino a vent'anni dopo il contagio (oggi questa fase della malattia, specialmente per quanto riguarda la cute, è diventata di riscontro rarissimo). Non c'è organo, né apparato che non possa essere coinvolto nella sifilide terziaria.
Lesioni cutanee: si possono presentare come noduli duri, rilevati, rotondeggianti, di colorito rosso scuro o rameico, lisci e di varie dimensioni. A volte regrediscono esitando in atrofia oppure danno luogo ad ulcere che riparano con cicatrici pigmentate. Si osservano anche lesioni gommose di consistenza duro-elastica, che vanno incontro a necrosi. La cute sovrastante si ulcera e lascia fuoriuscire un liquido bianco-giallastro filante, gommoso, ricco di frustoli di tessuto. Anche in questa lesione si ha la guarigione con cicatrice.
Lesioni mucose e viscerali: le sedi mucose più frequentemente interessate sono il cavo orale e i genitali; qui le lesioni sono anch'esse nodulari o ulcerate e possono determinare perforazioni ossee ed ampie distruzioni tissutali. Tra gli organi vengono interessate le ossa, lo stomaco, il fegato e l'occhio con atrofia del nervo ottico. L'interessamento del sistema nervoso si manifesta con paralisi progressiva, ipotonia muscolare, scomparsa precoce dei riflessi profondi, alterazioni sensoriali e turbe trofiche ossee od articolari. Se la malattia non viene curata, si verifica un rapido e progressivo decadimento delle condizioni mentali e fisiche che conduce il paziente a morte.
Non è possibile trascurare l'importante capitolo della sifilide congenita, anche se ai nostri giorni è diventata un riscontro molto raro. Questo tipo di sifilide viene trasmessa dalla madre luetica (lue è sinonimo di sifilide) direttamente al feto per via placentare durante la gestazione. Questo fenomeno si verifica verso il quarto mese per cui gli aborti del primo trimestre non devono considerarsi attribuibili alla sifilide. L'infezione provoca subito gravi danni a carico del fegato fetale. Si distingue una forma precoce che può manifestarsi con l'aborto (dal quarto al sesto mese), il parto prematuro (dal sesto all'ottavo mese) di feto morto e macerato o di neonato che vive poche ore o giorni, la nascita prematura o a termine di neonato vitale ma con lesioni sifilitiche in atto. La forma tardiva si manifesta con lesioni che compaiono dopo anni (fino a trenta).
Criteri diagnostici della sifilide o lue
L'invasione dell'organismo da parte del treponema pallido conduce alla formazione di anticorpi. La dimostrazione di questi anticorpi mediante una reazione (di Wassermann) e le altre numerosissime che a questa si affiancano, costituisce una delle più importanti conquiste della scienza medica. Questo tipo di esami consente il riconoscimento e l'individuazione del soggetto ammalato e, di conseguenza, rende possibile iniziare una terapia efficace. La reazione di Wassermann è piuttosto aspecifica e per questo non sempre attendibile; viene così affiancata da altri tests di cui ricordiamo solo i nomi: Nelson, VDRL, TPHA, ecc., che consentono di giungere a diagnosi sicura.
Terapia: si inizia solo ed esclusivamente nel caso di silifide accertata con sicurezza; di fronte a lesioni sospette è necessario astenersi dalla somministrazione di medicamenti (specie antibiotici), sia per via topica che generale. Il farmaco antiluetico di prima scelta è la penicillina preferita per la sua elevata azione treponemicida e la sua scarsa tossicità. Esistono numerosi schemi di terapia che variano da paese a paese e da scuola a scuola. È da tenere presente che i tests sopraelencati offrono una valida guida soprattutto per la rapidità con cui negativizzano.
L'estetista deve porre particolare attenzione alle manifestazioni cutanee della sifilide primaria o secondaria. Durante lo svolgimento della professione (massaggi, depilazioni, eliminazione di comedoni, trattamento di duroni e calli, ecc.), l'operatore estetico potrebbe entrare in contatto diretto con lesioni della cute del cliente luetico e, ove fossero presenti sulle mani dell'estetista escoriazioni, tagli, abrasioni, ecc., il «treponema pallido» potrebbe penetrare all'interno dell'organismo e dare luogo ad una infezione che avrebbe gli stessi sviluppi di quelli già esaminati a proposito dei rapporti sessuali, ecc. È opportuno quindi che l'estetista conosca bene la sintomatologia, soprattutto cutanea ed esterna, della sifilide o lue e ne tenga conto nella pratica professionale.
Blenorragia
La blenorragia o gonorrea è una malattia che si contrae per rapporto sessuale con persona ammalata. È altamente contagiosa e si presenta con caratteri clinici differenti nell'uomo e nella donna. È sostenuta da un germe di forma particolare, il gonococco, il quale si evidenzia facilmente nella secrezione che proviene dalle vie genitali. La malattia può decorrere inapparente o quasi nella donna e pertanto vi è la possibilità che una donna infetta trasmetta la malattia senza esserne al corrente; nell'uomo invece la manifestazioni cliniche sono molto più vistose e consistono nell'insorgenza (dopo 48-72 ore dal rapporto sessuale con persona infetta) di un fastidioso bruciore a carico della porzione estrema dell'uretra (meato urinario). Quest'ultimo si presenta arrossato, edematoso, congesto; dopo poche ore, alla semplice spremitura, ma anche spontaneamente, si ha la fuoriuscita di abbondante pus (scolo) giallo-verdastro e contemporaneamente vi è la sensazione di bruciore durante la minzione. Si può associare cefalea, qualche linea di febbre e stanchezza. Se, per trascuratezza o per cure inadeguate, questa forma non guarisce, si parla di gonorrea cronica. In questo caso, la secrezione e la sintomatologia si attenuano, ma possono comparire della complicanze che, anche se oggi sono piuttosto rare, denotano il decorso ascendente della malattia con interessamento di tutta l'uretra, delle vescichette seminali, dell'epididimo e della vescica. Con l'avvento dei sulfamicidi e, in seguito, della penicillina, queste complicanze sono divenute eccezionali.
Per dovere di completezza rimane da accennare alla blenorragia del neonato. L'interessamento oculare del neonato con congiuntivite che conduceva irreparabilmente alla cecità, è ormai un triste ricordo storico. Per evitare questa terribile complicanza, la legge prescriveva che, subito dopo il parto, venisse instillato negli occhi un collirio a base di nitrato di argento, realizzando così una profilassi.
Terapia: il farmaco di elezione resta sempre la penicillina, somministata solo nei casi accertati.
È indispensabile fare alcune considerazioni generali sulle malattie appena descritte.
È a tutti noto che dal 1958, con la legge Merlin, in Italia è stato abolito il controllo sulla prostituzione con l'inevitabile trasferimento di questa pratica dalle case chiuse alle strade: ciò ha favorito il diffondersi delle malattie veneree. L'educazione sanitaria, nonché sessuale, rappresenta un punto fermo sulla cui importanza non si può dissentire. Bisognerebbe ottenere che specialmente i giovani si rivolgessero al medico più precocemente e, una volta riconosciuti affetti di malattie veneree, continuassero le cure sotto la direzione del medico competente. Senza dubbio un'attenta profilassi di queste malattie potrebbe essere attuata anche dal singolo individuo con un pò più di informazione sull'argomento.
AIDS
Con il termine AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) o Sindrome da immunodeficienza acquisita si intende una grave alterazione delle difese immunitarie, causata da un virus detto HIV Questo virus provoca, nelle persone colpite, una caduta delle difese naturali nei confronti di numerose malattie; di conseguenza molti altri microrganismi approfittano della situazione per moltiplicarsi e dar luogo a gravi e ripetuti stati di malattia.
L'AIDS proviene dalle zone equatoriali dell'Africa; tra gli animali, solo gli scimpanzè sono suscettibili di contagio.
Questo contagio non avviene attraverso l'aria che si respira o con i normali e quotidiani contatti sociali, ma soltanto attraverso i liquidi organici come il sangue, il secreto vaginale e lo sperma e, forse, la saliva. L'esperienza clinica conferma che la dimensione dell'inoculo e l'esposizione ripetuta influenzano la trasmissione della malattia. Gli uomini omosessuali e bisessuali e i tossicodipendenti sono i soggetti a più alto rischio; anche gli emofiliaci e chiunque abbia ricevuto trasfusioni di sangue specialmente tra il 1980 e '85 in aree urbane dove sono stati riscontrati molti casi di questa malattia, sono soggetti a rischio. In contrasto, i contatti casuali con pazienti affetti da AIDS non aumentano il rischio e anche per gli operatori sanitari esso è molto basso. L'ipotesi che l'affezione possa essere contratta dal pedologo, dalla manicure o dall'estetista attraverso gli strumenti che vengono utilizzati, è poco verosimile. Se ciò fosse possibile, il problema interesserebbe anche i medici dentisti, mentre si è già rilevato che nessun caso di contagio è mai stato denunciato in questa sede.
Le precauzioni da prendere per evitare l'infezione sono apparse su tutta la stampa nazionale: attenzione ai rapporti sessuali, attenzione alle siringhe, scrupolosa igiene, uso di barriere meccaniche (profilattici) durante i rapporti a rischio. Resta comunque certo che un solo contatto con il virus non è sufficiente a far contrarre la malattia, e sono ingiustificati i casi di bambini allontanati da scuola perché sieropositivi. Non esiste una sintomatologia specifica con cui si manifesta la malattia, ma un insieme di sintomi generici che possono essere presenti anche in altre malattie. Solo con approfonditi esami clinici e di laboratorio si può arrivare ad una diagnosi sicura. Non bisogna quindi cadere nella tentazione di farsi da soli la diagnosi dell'AIDS.
Alcuni «sieropositivi» possono non ammalarsi mai, ma rappresentare un mezzo di contagio per le persone con cui entrano in contatto. Qualsiasi donna esposta ai rischi di contagio dovrebbe prima di una gravidanza fare gli opportuni esami per escludere l'eventualità di trasmettere il virus al bambino. Dal punto di vista sintomatologico, la prima manifestazione può essere una malattia acuta febbrile della durata di più di tre settimane, accompagnata da dolori muscolari e alle articolazioni (quadro molto simile all'influenza). Sono stati osservati anche quadri caratterizzati da manifestazioni eritematose cutanee come l'orticaria, crampi addominali, diarrea e meningite.
C'è poi il quadro di AIDS conclamata o in atto, caratterizzato da:
a) Linfoadenopatia generalizzata;
b) Lesioni cutanee come ulcerazioni croniche in sede muco-cutanea da herpes simplex, della durata di più di un mese; manifestazioni tipo herpes zooster; dermatite seborroica della faccia; condilomi acuminati; alopecia; incanutimento precoce;
c) Candidosi orale;
d) Lesioni oculari che, interessando la retina, possono portare a cecità;
e) Deficit neurologici come demenza progressiva, ansia, perdita di memoria;
f) Predisposizione a contrarre certi tipi di tumori.

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