I canali energetici
 
 
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I canali energetici
I canali energetici principali che scorrono partendo dal piede, in sanscrito, nàdi, sono 7 e ognuno è legato ad un particolare organo interno. Dall’alluce, nella parte esterna, si dipartono i 2 canali che controllano le funzioni della milza e del pancreas, mentre all’interno dalla base dell’unghia inizia il canale che governa le funzioni del fegato. Al secondo dito è associato il canale dello stomaco, dal terzo dito, circa quattro dita sotto la pianta partendo dalla base del dito, inizia il canale energetico del rene, al quarto è legato quello della vescica biliare e al quinto dito il canale della vescica urinaria. Questa relazione è contemplata sia nella medicina tradizionale cinese sia nell’ayurveda. Altre visioni ayurvediche contemplano inoltre 4 canali con caratteristiche riscaldanti, solari, Surya nadi, e rinfrescanti, lunari, Chandra nadi, che scorrono negli avvallamenti tra le dita.
I piccoli punti in cui l’energia si focalizza e si diffonde, sono 14 nelle giunture delle dita e uno nella caviglia; li chiameremo Vira Chakra (Vira significa guerriero) per distinguerli più facilmente dagli altri e perché mi sembra il nome più appropriato, dato che rimanda ai “guerrieri difensori” dei più grandi centri focali energetici, che chiameremo Raja Chakra (Raja significa re) e che sono collocati lungo l’asse centrale del corpo, praticamente la colonna vertebrale.
Nella parte anteriore del collo del piede, dove inizia la caviglia, abbiamo inoltre un punto dove si avverte una pulsazione, che si chiama “polso pedilio” e ancora, un altro punto pulsante è reperibile sotto i malleoli.
Nell’intero corpo abbiamo un totale di 21 “polsi”, 21 punti dove è possibile percepire la pulsazione vitale che sono così localizzati: 2 nelle tempie, 2 nella parte anteriore delle orecchie, 2 nel collo laterale, 2 sotto le ascelle, 2 sopra i gomiti nella piega interna, 2 nei polsi, 2 sopra l’ombelico, 2 nel centro delle giunture inguinali, 2 sotto le ginocchia e 4 nei piedi.
L’irregolare pulsazione di questi punti indica uno scompenso dell’equilibrio energetico degli elementi corporei Terra, Acqua, Fuoco, Etere, che generano ciò che nell’Ayurveda vengono definiti i Dosha corporei.
Il medico ayurvedico tasta uno o più “polsi”, preferibilmente quello del polso della mano sinistra per la donna e destra per l’uomo, oppure quello delle caviglie, con la stessa sequenza destra e sinistra, per sentire il “ritmo” con cui avviene la pulsazione. In casi di gravi scompensi energetici appurati egli si può rivolgere a più “polsi” per una verifica di predominanza o nella parte alta o nella parte bassa del corpo. L’area bassa è legata particolarmente alla materia, quella alta è posta in relazione alla nostra parte più “spirituale”.
- Quando il Dosha predominante è Vata, il pulsare risulta continuo, debole, con un movimento che viene definito simile allo strisciare di un serpente.
- Quando il Dosha predominante è Pitta, il pulsare è moderato, ma sbalza e viene definito come il salto di una rana.
- Se è il Dosha Kapha a predominare, il pulsare è lento, pesante e ampio e viene paragonato al movimento dell’elefante (in alcune scuole anziché il passo dell’elefante viene menzionato il cigno che si muove sull’acqua, anche se il paragone sembra totalmente differente, non dobbiamo dimenticare che sono sia Terra sia Acqua a combinare il Dosha Kapha, ricordando anche che è difficile per noi occidentali entrare nella logica indiana. Spesso le traduzioni occidentali si rivolgono più al cigno, senz’altro perché il paragone è più consono a noi che non abbiamo elefanti !). Occorre comunque una pratica costante e duratura nel tempo per poter tastare con correttezza i polsi in modo da riconoscere le predominanze dei Dosha.

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