I Carboidrati nella dieta a zona
 
 
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Carboidrati
I carboidrati sono tutti composti da molecole di zuccheri semplici. La loro unione porta alla formazione di zuccheri composti e complessi che hanno varie lunghezze, cioè sono costituiti da più o meno molecole. Zuccheri semplici sono il glucosio (lo zucchero dell'uva) e il fruttosio (lo zucchero di molti frutti); lo zucchero da cucina è un disaccaride formato da due molecole, una di glucosio e una di fruttosio; i polisaccaridi, invece, sono molto lunghi e si trovano nelle patate e nelle farine.
Anche se queste affermazioni sono condivisibili da chiunque conosca un poco l'argomento, tuttavia può creare stupore, anche tra certi esperti, l’asserzione che, dal punto di vista metabolico, un piatto di pasta equivale a una tazza di zucchero. A nessuno sembra di mangiare 100 g di zucchero da cucina quando mangia 100 g di pasta, eppure è ciò che accade.
Allo stesso modo, se chiedessimo alla gente comune le differenze tra i broccoli, le fragole, lo zucchero e la pasta, la maggior parte delle persone ci risponderebbe che i broccoli sono verdura, le fragole fanno parte della frutta, lo zucchero è un dolce e che la pasta è formata da carboidrati. In realtà tali alimenti hanno una caratteristica in comune: sono tutti carboidrati, perché il loro maggior costituente è lo zucchero. Infatti si possono chiamare carboidrati tutti i cibi principalmente composti da zuccheri, quindi la verdura e la frutta, i dolci e la pasta.
Poiché nella Zona è basilare tenere controllata la produzione insulinica perché non sia mai né troppo alta né troppo bassa, è cruciale scegliere i carboidrati che sono i suoi diretti stimolatori. La risposta insulinica dipende sia dalla velocità con cui vengono assimilati gli zuccheri, sia dalla loro quantità.
Carboidrati semplici e carboidrati complessi
Per molto tempo si è ritenuto che il nostro organismo assimilasse gli zuccheri in base alla loro lunghezza. Pertanto si pensò che gli zuccheri più semplici come il glucosio, il fruttosio, lo zucchero da cucina fossero metabolizzati velocemente perché l'organismo non doveva lavorare molto per renderli assimilabili, in quanto erano pressoché già disponibili per entrare in circolo velocemente. Al contrario, i carboidrati complessi, essendo formati da tantissime molecole unite tra loro, si pensava avessero bisogno di molto tempo per essere scomposti e quindi venissero rilasciati più lentamente. Con questo presupposto, la colazione tipicamente consigliata da alcuni cosiddetti esperti è ancora adesso: latte o caffè o tè accompagnati da fette biscottate e marmellata. I carboidrati presenti in questa colazione sono rigorosamente dei due tipi: semplici della marmellata per dare un'energia subitanea nella prima parte della mattinata, e complessi delle fette biscottate per l'efficienza nella seconda parte del mattino. Molte persone che mangiano in questo modo si ritrovano però alle undici ad avere il cosiddetto «buco» nello stomaco o a dover fare i conti con una fame che non è «normale», seguendo questa teoria. Già, perché di teoria si tratta. In un passato neppure recente, la ricerca ha scoperto che nel nostro organismo il meccanismo metabolico non è quello teorizzato.
I carboidrati: la causa dell'obesità
Le diffuse teorie per non ingrassare che si basano sui conteggi calorici, sulla fobia per i grassi e sulla magnificazione dei carboidrati hanno aumentato l'obesità nel nostro Paese. Ciò di cui non si è mai tenuto conto, e che invece si dimostra vincente, è la risposta ormonale al cibo: essa consente alle persone di mangiare senza ingrassare e, quando è necessario, di dimagrire senza sentire fame.
Sotto questo aspetto, come abbiamo visto, l'ormone più importante è l'insulina, che svolge l'azione di rifornire le cellule di zuccheri, e che inoltre immagazzina in grasso tutti gli eccessi, soprattutto quelli di carboidrati. Ma, se i livelli d'insulina sono alti a causa di un'alimentazione troppo ricca in zuccheri, i grassi già accumulati non possono essere utilizzati, per cui non si riesce a dimagrire. Dolci, pasta e pane sono composti da zuccheri e, per giunta, hanno un alto carico glicemico.
Per non ingrassare e per dimagrire, quindi, bisogna ridurre i loro quantitativi, e non basta mangiare cereali integrali come spesso si sente raccomandare. È vero, come abbiamo visto, che la fibra rallenta l'assorbimento dei carboidrati, quindi gli zuccheri entrano in circolo più lentamente, ma, se il loro quantitativo è esagerato, l'effetto benefico della fibra è vanificato dal loro eccesso.
Per mantenere il peso non si deve esagerare con il cibo, ma è difficile controllarne i quantitativi quando si adotta una dieta che, privilegiando in modo esagerato i carboidrati, causa fame: mangiamo di più perché abbiamo più fame.
I carboidrati utili
L'organismo ha bisogno di un apporto di carboidrati, ma è necessario trovare una Zona ottimale.
I cereali contengono il 100 per cento di glucosio e hanno un alto carico glicemico; la frutta contiene circa il 70 per cento di fruttosio e ha un carico glicemico medio; le verdure hanno circa il 30 per cento di fruttosio e sono a carico glicemico basso. La logica conseguenza che ne deriva dice che si possono mangiare grandi quantitativi di carboidrati a bassa densità prima di arrivare a un'eccessiva stimolazione insulinica, e, viceversa, che bastano piccoli quantitativi di alimenti ad alta densità per scatenare una risposta insulinica esagerata. Quindi la Zona ottimale per i carboidrati è quella che si ottiene mangiando grandi quantitativi di verdura e frutta oppure modesti quantitativi di cereali. Questa è una buona notizia per noi italiani che non dovremmo trovare difficoltà nel mettere in pratica la proposta di utilizzare con disinvoltura i vegetali che troviamo facilmente tutto l'anno nei nostri mercati. Oltretutto, utilizzando questo tipo di carboidrati, possiamo mangiare molto senza che la nostra dieta venga penalizzata da un alto e dannoso apporto di zuccheri.
Sono favorevoli i carboidrati costituiti da quasi tutta la frutta e la verdura; sono sfavorevoli quelli costituiti da quasi tutti i cereali e dagli alimenti molto densi in zuccheri.
Per quanto riguarda i quantitativi, basta seguire il semplice schema proposto dalla Zona italiana. In questo modo si coniugano tutte le esigenze legate all'utilizzo corretto dei carboidrati, dall'indice glicemico al carico glicemico e si ha un utile strumento di applicazione. Inoltre, in questo modo, si ha un importante apporto di vitamine, minerali e fibre.
I carboidrati sfavorevoli non sono proibiti, ma vanno usati con moderazione. Bisogna mangiare poca pasta, dunque, e contemporaneamente occorre non introdurre altri carboidrati, se non qualche verdura, altrimenti si rischia di superare il carico consentito.
Un rischio reale
Secondo le più recenti indicazioni che il ministero della Salute ha diramato per indirizzare gli italiani verso una corretta alimentazione finalizzata a contrastare la crescente obesità, c'è la raccomandazione di consumare molta più frutta e verdura che in passato. Anzi, la frutta e la verdura diventano gli alimenti di assoluta priorità. Probabilmente la raccomandazione risente della rinnovata valutazione dei carboidrati, fatta finalmente in base al loro indice glicemico. La frutta, specialmente, da semiproibita, diventa il principe degli alimenti e ottiene, assieme alla verdura, una posizione prioritaria nell'alimentazione consigliata.
Per chi applica la Zona è piacevole sentire che le attuali indicazioni nazionali condividono ciò che da sempre costituisce i dettami del metodo. Tuttavia, sorge un problema che, se non approfondito, potrebbe portare a gravi conseguenze per la salute pubblica.
Se le raccomandazioni dietetiche attuali tengono conto solo dell'indice glicemico e non considerano il carico glicemico degli alimenti, per cui non mettono in guardia sulla pericolosa «densità» di alcuni carboidrati, possono far adottare un'alimentazione molto sbagliata per quanto riguarda il quantitativo dei carboidrati. Anzi, si rischia di aumentare pericolosamente la loro quota complessiva.
Per non fare danni, assieme al consiglio di mangiare molta frutta e verdura, si deve sottolineare l'importanza di ridurre significativamente i quantitativi di pane e pasta, come fa la Zona italiana. Solo in questo modo non si correrà il rischio che le persone si sentano autorizzate a mangiare più frutta e, al massimo, a ritoccare leggermente la quota di pane e di pasta. Se ciò avvenisse, queste variazioni nei suggerimenti forniti ora dal ministero della Salute, di fatto, non porterebbero a un miglioramento sulla crescente obesità perché la quantità complessiva di carboidrati resterebbe sempre troppo alta. Anzi, potrebbero ulteriormente peggiorare la situazione per un incremento nella produzione di eicosanoidi cattivi.
Il carburante migliore
Si dice che i carboidrati servano, anzi siano indispensabili, perché sono il nostro carburante. Per garantire la funzionalità cerebrale, la presenza di glucosio nel sangue è talmente importante da poter essere controllata da almeno quattro differenti sistemi ormonali, tra cui l'insulina e il glucagone.
Il nostro organismo è organizzato in modo da avere sempre un po' di prezioso zucchero di scorta che immagazzina sotto forma di glicogeno nel fegato. Altro glicogeno si trova nei muscoli, ma non è utile al cervello perché non può raggiungerlo. Le scorte epatiche ammontano circa a 60-90 g di glucosio che servono per un tempo molto limitato, al massimo dieci, dodici ore, e quindi vanno continuamente rifornite attraverso l'ingestione di carboidrati. I muscoli, invece, ne possono immagazzinare circa 300-400 g, che servono per la loro funzionalità, anche se tali scorte non sono immediatamente utilizzabili.
L'insulina, come abbiamo visto, svolge il compito di immagazzinare l'eccesso di zuccheri in grasso. Questa scorta di grasso è un'enorme fonte di energia che, come si sa, è doppiamente più redditizia di quella dei carboidrati. Si stima che in una persona normale ci siano circa 100.000 calorie sotto forma di grassi.
Viceversa, il glucagone libera il glicogeno dal fegato per rialzare i livelli di glucosio quando sono troppo bassi nel sangue. Agisce anche sulle scorte energetiche dei grassi, attivando, sulle membrane degli adipociti, enzimi chiamati adenilato ciclasi, che portano alla mobilizzazione dei grassi i quali quindi possono raggiungere i tessuti interessati, come per esempio i muscoli, per fornire energia. Come abbiamo visto, insulina e glucagone sono due ormoni antagonisti che funzionano come un asse ormonale: quando si alzano i livelli di uno, si abbassano quelli dell'altro e viceversa.
Nell'organismo, quindi, ci sono due tipi di carburante che il corpo può usare senza difficoltà: il glucosio e il grasso. Qual è il migliore? Il glucosio, come si diceva, serve al cervello, che può utilizzare solo questa forma di energia, quindi è il suo migliore carburante. Non è la stessa cosa per il resto dell'organismo, che può utilizzare i grassi, i quali forniscono un'energia migliore.
Il metabolismo dei grassi è molto più attivo di quello dei carboidrati: il turnover ematico degli acidi grassi, che sono uno dei prodotti del catabolismo dei grassi assieme al glicerolo, è trenta volte superiore a quello del glucosio. Ciò significa che il magazzino energetico dei grassi è molto più accessibile e disponibile di quanto si creda comunemente e che la sua attività si esplica in ogni momento della giornata, non solo in emergenza: a riposo, la gran parte dell'energia necessaria arriva dai grassi circolanti. Questa enorme scorta energetica può rifornire l'organismo con un ottimo e illimitato carburante, più redditizio del glucosio, senza costringere il corpo a competere con il cervello per il suo utilizzo. Il risultato va a vantaggio sia dell'uno sia dell'altro, con un'aumentata funzionalità ed efficienza organica complessiva.
Se i pasti sono costituiti da una quota troppo alta di carboidrati, l'eccessivo livello d'insulina tiene basso quello del glucagone. Ciò compromette l'azione mobilizzatrice di questo ormone che è cruciale per attingere alle scorte energetiche dei grassi, le quali, anziché passare nella circolazione sanguigna per poter essere utilizzate, rimangono nei loro magazzini. In tal modo si è costretti a usare l'energia dei carboidrati, che è meno efficace e molto limitata nei quantitativi, per cui bisogna continuare a rifornirsi di zuccheri per non compromettere la funzionalità organica. Se, invece, non è ostacolata l'azione del glucagone, i grassi possono essere immessi in circolo per essere utilizzati come miglior carburante per l'organismo, cervello escluso.
Per arrivare a questo obiettivo, non si deve essere eccessivi, né con i carboidrati né con le proteine, anche se sono proprio queste ultime che svolgono l'azione stimolatrice sul glucagone. In questo modo si utilizza il corretto codice nutrizionale che dà l'accesso ai grassi e che fornisce a ogni distretto dell'organismo la sua fonte energetica migliore. Ma non basta: controllando gli eccessi d'insulina si incide sulla produzione degli eicosanoidi, facendola deviare verso la sintesi di quelli buoni e sfruttando il loro effetto vasodilatatore, che migliora l'ossigenazione dei muscoli a vantaggio dell'utilizzo dei grassi.
Particolarmente interessati a questo argomento possono essere gli atleti, che tipicamente individuano nei carboidrati il loro miglior carburante e quindi si rimpinzano di zuccheri per poter raggiungere le performance migliori.

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