Le proteine nella dieta a zona
 
 
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Le proteine sono macronutrienti costituiti da amminoacidi, alcuni dei quali sono detti essenziali perché non possono essere prodotti dall'organismo, che quindi li deve assumere con la dieta. Il loro ruolo principale nel corpo non è la produzione di energia come per i carboidrati, ma la costruzione, riparazione e manutenzione dei cosiddetti «mattoni costitutivi» dell'organismo. Infatti gli amminoacidi sono la base della vita e le proteine costituiscono la metà del nostro peso, trovandosi in un gran numero di organi e apparati come muscoli, ossa, pelle, cuore, fegato, ma anche nel sistema immunitario e nel sangue; costituiscono ormoni ed enzimi; sono presenti nella struttura di ogni cellula e negli organuli che la fanno funzionare. La loro importanza è vitale.
L'organismo deve continuamente approvvigionarsi di sostanze proteiche, specie di quegli amminoacidi essenziali senza i quali è compromessa la funzionalità dell'organismo medesimo, che è in continuo rinnovamento. Sono una componente alimentare attualmente trascurata per il timore generato dal loro contenuto in grassi saturi, ritenuti pericolosi per la salute. Ciò non significa che tutte le fonti proteiche siano dannose, bensì che vanno scelte con sapienza per beneficiare al massimo del loro importante apporto nutrizionale, riducendone contemporaneamente i potenziali rischi.
Per la Zona hanno una particolare importanza, non solo per il ruolo plastico che svolgono, ma anche come modulatori ormonali in virtù della loro azione stimolante sulla produzione del glucagone. Così consentono di mantenere adeguati i livelli di glucosio nel sangue per un periodo più lungo del tempo in cui si esaurisce l'azione dei carboidrati. Le conseguenze dirette consistono nell'utilizzo dei grassi di scorta depositati come adipe e nel non dover fare i conti con la fame determinata dal basso livello di glucosio, come si verificherebbe dopo un pasto in cui mancano le proteine. Ma i benefici non finiscono qui: il rilascio di glucagone fa calare i livelli d'insulina, in modo che si crea un equilibrio tra gli opposti effetti di questi due ormoni; tale equilibrio, se modulato opportunamente, instaura un asse ormonale ideale per il controllo dei loro livelli.
Se non si ingeriscono sufficienti proteine significa che non si può avere la massa magra adeguata alla propria struttura fisica, perché il corpo non ha a disposizione i mattoni per costruirla. Si ha quindi una malnutrizione di cui risentono non solo i muscoli, ma anche il sistema immunitario, possono cadere i capelli, eccetera.
Se al contrario si assumono troppe proteine, si instaura la chetosi.
Bisogna trovare una appropriata misura in cui l'organismo abbia il suo giusto equilibrio.
Non esiste un quantitativo standard per tutti: ciascuno deve individuare le proprie necessità. Normalmente questo fabbisogno si stabilisce in modo molto generalizzato: il fabbisogno calorico, il peso totale, la statura, l'età, il sesso. Queste variabili possono avere una loro valenza, ma non sono le più adatte a definire le necessità metaboliche di una persona. Diverso è difatti il fabbisogno di un uomo di trent'anni, alto 182 cm, che pesa 100 kg, che non svolge attività fisica, e la necessità in proteine di un lanciatore della stessa età e altezza, con lo stesso peso e che svolge intensi allenamenti. Non si può dare uno stesso apporto proteico a queste due persone, che sono peraltro accomunate da alcune caratteristiche; non da quelle però più significative per la determinazione del loro fabbisogno proteico: la massa magra e l'attività fisica, che saranno sicuramente superiori nell'atleta. Bisogna tenere conto che con maggior esercizio c'è un maggior consumo di massa magra, che va ripristinata. Sono questi infatti i fattori da osservare per valutare le necessità giornaliere di un individuo, in modo che non mangi né troppe proteine, né troppo poche. Se invece non si tengono in giusta considerazione queste variabili, si rischia di far mangiare troppe proteine al sedentario e scarse al lanciatore.
Le migliori fonti proteiche per la Zona italiana sono quelle più magre, come abbiamo visto, perché così si riduce l'apporto dei grassi saturi. Quindi via libera alle carni magre del pollo e del tacchino, dello struzzo, all'albume. Tra gli affettati vanno bene gli arrosti e i prosciutti delle carni magre del pollo e del tacchino, la bresaola e le preparazioni tipicamente locali di prodotti molto magri come la nocetta della Valle d'Aosta.
I formaggi sono tutti un po' grassi, per cui è difficile trovarne di magri, salvo qualche rara eccezione. I migliori, sotto questo aspetto, sono quelli che contengono grassi intorno al 4 per cento, ma è raro trovarli, e non a tutti piacciono. Sappiamo comunque che possiamo considerare un formaggio abbastanza magro se ha meno del 20 per cento di grassi.
Si ricorda che il pesce è la fonte proteica da privilegiare. Vanno molto bene tutti i pesci, con qualche rara eccezione. Ce ne sono alcuni però che vanno meglio di altri e sono quelli che molto spesso le diete basate sulle calorie raccomandano di non mangiare perché sono grassi. Si tratta per esempio del salmone, degli sgombri, del pesce azzurro, che sono effettivamente grassi, ma che contengono gli Omega 3.
Gli alimenti peggiori, che si possono mangiare solo una volta ogni tanto, sono la salsiccia, i cotechini, il lardo, i tagli grassi di carne rossa, gli hot dog, il salame, il tuorlo d'uovo, i formaggi grassi, le frattaglie, eccetera, per il contenuto in grassi saturi o per la presenza di acido arachidonico. Le proteine vegetali sono buone fonti, ma la loro digeribilità e l'assimilazione sono ridotte dalle fibre in cui sono avvolte. Infatti, ai fini metabolici, non ha importanza solo la quantità di proteine che si ingeriscono, ma anche la loro assimilazione. Quelle vegetali sono avvolte in un reticolo di fibra che ne limita la digeribilità e quindi l'assorbimento. Quelle contenute nella soia rivestono una particolare importanza, che è trattata a parte.

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