Risposta ormonale al cibo
 
 
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Risposta ormonale al cibo
L'alimentazione è un aspetto importante della vita di ciascun individuo. Mangiamo infatti tutti i giorni, più volte al giorno e per tutta la vita. Il ruolo del cibo è fondamentale perché fornisce al corpo i nutrienti e le energie necessari per mantenerlo efficiente e per svolgere sia le funzioni vitali sia quelle relazionali con l'ambiente e con i nostri simili.
Nel corso degli anni le conoscenze acquisite con gli studi scientifici hanno indicato di volta in volta come era più salutare mangiare, e la maggior parte delle persone sensibilizzate a questo argomento si è sforzata di mettere in pratica i consigli. Una buona alimentazione deve essere in grado di dare a un organismo tutto ciò di cui ha bisogno, né di più, né di meno, perché tutti gli eccessi e tutte le carenze protratti nel tempo potrebbero essere potenziali pericoli per il benessere e per la salute. La Zona non nasce come metodo alimentare, ma lo è diventato nel corso della sua evoluzione, quando Sears ha scoperto che il cibo poteva essere il miglior strumento per modificare la risposta biologica a stimoli che ne erano direttamente connessi e che potevano compromettere o migliorare il funzionamento organico.
Da questo punto di vista le calorie non hanno grande importanza, quello che più conta è il sistema biologico di controllo sull'assimilazione del cibo, cioè la risposta ormonale. Tale tipo di approccio è sicuramente rivoluzionario, ma è il passaporto per raggiungere alcuni obiettivi di benessere e di salute.
Gli ormoni implicati sono:
- insulina
- glucagone
- eicosanoidi
L’insulina
L'insulina, come sappiamo, è un ormone molto importante. È lo strumento biologico che ha permesso agli uomini preistorici di sopravvivere alle carestie: l'incertezza della reperibilità del cibo rendeva necessario un meccanismo che potesse immagazzinare in scorte gli eccessi quando c'erano, per utilizzarli quando il cibo mancava e quindi il digiuno forzato era inevitabile. Questo meccanismo è rimasto nel nostro bagaglio genetico e ancora oggi è un importante strumento di regolazione. Una volta erano sfortunati coloro che non avevano una grande capacità di immagazzinamento perché rischiavano maggiormente di soccombere senza le provvidenziali scorte di grasso che li avrebbero salvati nei tempi di magra, ma oggi queste stesse persone sono le più fortunate perché non risentono negativamente degli eccessi di zuccheri che abbondano nella nostra alimentazione. Possono quindi mangiare carboidrati a volontà senza ingrassare. Quelli, invece, che un tempo erano i più fortunati perché avevano molto sviluppata questa capacità di immagazzinamento, con la grande disponibilità di cibo attuale rischiano molto più degli altri. Quindi la maggior parte della popolazione ingrassa, quando mangia in modo da stimolare eccessivamente la produzione insulinica. L'insulina è un ormone peptidico, ed è stata isolata in laboratorio nel 1921. Fu una scoperta grandiosa perché permise di salvare la vita a tutti i diabetici di tipo 1 che non ne producono a sufficienza. Poiché l'insulina prodotta dall'uomo è simile a quella dei bovini e dei suini, fu facile preparare e commercializzare una sostanza che era indispensabile a queste persone. È un ormone molto conosciuto, ma che ancora oggi può rivelare aspetti nuovi della sua funzionalità.
Il nostro organismo ne mantiene sempre una piccola scorta nel pancreas sotto forma di granuli. Questa quantità serve alla risposta primaria che avviene non appena vengono stimolati i recettori del dolce situati in bocca, per anticipare l'entrata in circolo dei carboidrati. La risposta secondaria, invece, modula la produzione e quindi il rilascio dell'insulina prodotta al momento, secondo necessità, cioè in base al quantitativo di glucosio in circolo.
Non ha specifiche proteine di trasporto, per cui ha un periodo di vita limitato nel torrente sanguigno. La sua azione, che si svolge nel giro di pochi minuti, mira a raggiungere la cellula bersaglio, identificare il suo recettore e farsi trasportare all'interno per attivare i messaggeri che ordineranno alla cellula di prelevare i nutrienti, specialmente il glucosio, dal sangue circolante. Quindi sono gli zuccheri a determinare prevalentemente la risposta insulinica, anche se le proteine hanno un leggero effetto stimolante. I grassi, invece, non la influenzano minimamente. Lo ricordiamo: troppa insulina fa male, ma troppo poca non va bene. Recenti ricerche indicano che ci sono maggiori rischi cardiovascolari sia quando i livelli d'insulina sono troppo alti, sia quando sono troppo bassi. All'organismo serve che nel sangue ci sia una giusta quantità di insulina, ossia che la sua concentrazione si trovi in una zona terapeutica.
Glucagone
Il glucagone è un ormone poco conosciuto, anche se svolge un compito importante perché, assieme all'insulina, regola la quantità di zuccheri nel sangue. Come l'insulina, è secreto dal pancreas, ma il suo compito è opposto perché rialza la glicemia. È quindi l'ormone antagonista dell'insulina, e il suo ruolo principale è quello di liberare i carboidrati conservati nel fegato sotto forma di glicogeno. In questo modo possono entrare in circolo e correggere la glicemia in modo adeguato, garantendo il corretto funzionamento del cervello, che ha sempre bisogno di zuccheri per funzionare ma non possiede la capacità di immagazzinarli. Il riequilibrio della concentrazione di glucosio nel sangue avviene anche per vie indirette. Il glucagone infatti induce la gluconeogenesi, cioè la produzione di glucosio dalle proteine, e stimola l'ossidazione degli acidi grassi attraverso l'attivazione di una lipasi, con l'effetto di rifornire energeticamente l'organismo risparmiando il glucosio per le funzioni cerebrali.
Come abbiamo visto, quando diminuiscono i livelli d'insulina salgono quelli di glucagone e viceversa. Questo ormone è quindi cruciale per la Zona, che si propone di tenere controllata l'insulina perché non sia mai né troppo alta né troppo bassa.
Dal punto di vista alimentare, ci sono nutrienti che stimolano la produzione di glucagone: le proteine, che quindi sono molto importanti per migliorare il controllo insulinico. Ma non dobbiamo esagerare: gli eccessi, anche quelli proteici, vengono tutti immagazzinati in grasso. Al contrario, se non mangiamo abbastanza proteine, l'organismo, per rialzare la glicemia, non può usare il glucagone, e allora ricorre a un sistema di emergenza e può produrre un eccesso di cortisolo. Questo ormone, oltre a inibire la produzione di tutti gli eicosanoidi, deprime il sistema immunitario e danneggia nel cervello i sensori che dovrebbero tenerlo sotto controllo. Quindi non è un buon affare.
C'è un altro motivo che rende ulteriormente interessante il glucagone nella Zona: la sua azione su un enzima che abbiamo già conosciuto, il Delta-5-desaturasi, molto importante per la produzione degli eicosanoidi. L'insulina, come abbiamo visto, lo attiva, promuovendo la sintesi di quelli cattivi, mentre il glucagone la inibisce, deviando verso la formazione di quelli buoni.
LA CHETOSI
È possibile che l'insulina scenda troppo anche in una persona sana? Succede quando si mangiano troppe proteine e pochi carboidrati, cioè quando si adotta una dieta iperproteica. Con questo regime dietetico l'organismo si trova in carenza di zuccheri perché le scorte di cui dispone, il glicogeno, sono limitate, e quindi in poco tempo si ritrova a non riuscire più a mantenere il giusto livello di zuccheri nel sangue. Ciò implica l'instaurarsi di uno stato metabolico anormale, la chetosi, cioè la presenza di sostanze biochimiche anomale, i corpi chetonici, che sono le scorie derivanti dall'attivata e incompleta combustione dei grassi. Il corpo tenta di liberarsene, ma ciò comporta un aumento della quantità di urina da espellere con la conseguente, eccessiva eliminazione di elettroliti. Quindi cala la pressione e aumenta il senso di spossatezza.
Ma non basta. Per procurarsi nuovo glucosio, il cervello ordina all'organismo di aggredire le proteine muscolari che forniranno nuovi zuccheri attraverso la gluconeogenesi. Non è un meccanismo molto efficiente, ma l'emergenza lo impone. Tuttavia questa carenza di glucosio mette il cervello in difficoltà, rendendo irritabili e mentalmente poco lucidi. Più la chetosi si protrae, più le cellule adipose si adattano alla nuova situazione alterando la loro attività fino a diventare, entro un periodo variabile da tre a sei mesi, anche dieci volte più attive nell'immagazzinare grasso. Le diete iperproteiche, quindi, abbassano eccessivamente i livelli d'insulina e provocano ipotensione, irritabilità, affaticamento, perdita di massa muscolare, scarsa lucidità mentale e rapido riacquisto di grasso non appena vengono sospese.
Eicosanoidi
Gli eicosanoidi sono un gruppo di ormoni autocrini, cioè non entrano nel circolo del flusso sanguigno. Poiché sono prodotti da ogni cellula del nostro corpo, abbiamo circa sessantamila miliardi di cellule che sintetizzano gli eicosanoidi, partendo dagli acidi grassi essenziali presenti nelle loro membrane. Hanno il compito di uscire dalla cellula per esplorare i dintorni e poi tornare a riferire ciò che sta succedendo, in modo che si possa innescare una risposta cellulare adeguata alle condizioni esistenti.
Non hanno un'unica centrale di controllo, come invece succede agli ormoni endocrini tipo l'insulina, il cortisolo, gli ormoni tiroidei, eccetera. Agiscono direttamente sulle cellule che li producono o, al massimo, su quelle adiacenti, lavorando a concentrazioni bassissime, restando attivi per poche frazioni di secondo e, una volta compiuta la loro missione, si autodistruggono. Anche se sono stati i primi messaggeri chimici presenti in natura, sono piuttosto sconosciuti perché sono difficilmente rintracciabili.
Si può schematizzare il loro ruolo dicendo che l'organismo ne produce di due tipi dalle azioni antagoniste: quelli buoni e quelli cattivi. Per esempio: ci sono eicosanoidi che inibiscono l'aggregazione piastrinica (buoni) e altri che la favoriscono (cattivi). Se non producessimo una sufficiente quantità dei primi, rischieremmo di morire dissanguati in caso di ferite, ma se ne producessimo troppi, avremmo un'aggregazione piastrinica eccessiva che potrebbe compromettere l'irrorazione sanguigna in certi distretti, compromettendone la funzionalità.
Allo stesso modo, esistono ormoni proinfiammatori e ormoni antinfiammatori: un po' d'infiammazione serve per innescare le reazioni a catena atte a risolvere un certo tipo di problema, ma, se essa persiste e si cronicizza, potrebbero insorgere dei guai. Possiamo quindi intendere che gli eicosanoidi cattivi prodotti in eccesso portano a problemi per la salute e, viceversa, che quelli buoni portano a benefici per la salute. Tuttavia, se ci fosse uno squilibrio tra i due tipi, l'organismo lavorerebbe in modo da favorire l'insorgenza di patologie croniche. Ecco perché possono essere considerati gli ormoni di controllo: essi dominano il microambiente cellulare, incluso quello delle ghiandole endocrine, cosicché influiscono su tutti gli altri ormoni. Sorvegliano i sistemi di comunicazione ormonale agendo come meccanismo di supporto al sistema principale quando ci sono dei malfunzionamenti.
Effetti degli eicosanoidi
Eicosanoidi buoni:
- Inibiscono l'aggregazione delle piastrine
- Favoriscono la vasodilatazione (dilatazione dei vasi sanguigni)
- Attenuano il dolore
- Inibiscono la proliferazione cellulare
- Stimolano la risposta immunitaria
- Migliorano l'efficienza mentale
Eicosanoidi cattivi
- Favoriscono l'aggregazione delle piastrine
- Favoriscono la vasocostrizione (restringimento dei vasi sanguigni)
- Accentuano il dolore
- Favoriscono la proliferazione cellulare
- Deprimono la risposta immunitaria
- Peggiorano l'efficienza mentale
L'obiettivo della Zona è mantenere in equilibrio la produzione di eicosanoidi buoni e cattivi in ogni cellula per stabilizzarli in uno stato di equilibrio che fa funzionare meglio il nostro organismo. Il loro potere può essere controllato con la dieta e sfruttato a nostro beneficio. Sono costituiti dagli acidi grassi essenziali che, in quanto tali, non vengono prodotti dall'organismo, perciò vanno assunti con il cibo. Inoltre la sintesi degli eicosanoidi risente della presenza o meno dell'insulina e del glucagone, quindi del fatto che si mangino carboidrati e proteine.
Esistono altri ormoni indirettamente interessati dall'alimentazione, che giocano un ruolo non secondario per la salute. Uno di questi è il cortisolo, che ha una connessione diretta con la produzione di tutti gli eicosanoidi. Il cortisolo è l'ormone che interviene in caso di stress prolungato, per esempio durante una malattia, nell'insonnia, nel digiuno eccetera.
Serve per superare emergenze come i livelli di glucosio troppo bassi nel sangue. Quando il glucagone è presente in quantitativi non sufficienti, interviene il cortisolo a mobilizzare gli zuccheri epatici di scorta e ad avviare il processo di gluconeogenesi, cioè l'utilizzo delle proteine muscolari, per rialzare la glicemia. Al fine di non disperdere il prezioso rifornimento del cervello, il glucosio, contemporaneamente instaura una transitoria situazione di insulino-resistenza. Se le condizioni stressanti permangono a lungo, portano a una cronicizzazione degli eccessi di cortisolo e quindi a iperinsulinemia, al danneggiamento di alcune cellule nervose come quelle direttamente implicate con la memoria che il cortisolo distrugge e all'interruzione della produzione di tutti gli eicosanoidi, con il risultato, per esempio, della depressione del sistema immunitario. Le conseguenze sono inevitabili: aumento di peso, perdita di potenziale intellettivo, predisposizione alle malattie e così via. Una dieta iperproteica, molto bassa in carboidrati, provoca un innalzamento del cortisolo; questo però succede anche con una dieta troppo alta in carboidrati o troppo abbondante. In questi casi, infatti, si instaurano condizioni di iperglicemia e di iperinsulinemia costanti che portano all'accumulo di grasso viscerale e alla eccessiva produzione di particolari eicosanoidi cattivi. L'organismo, allora, nel tentativo di difendersi, produce più cortisolo per interrompere la produzione degli eicosanoidi. Per limitare l'eccessiva produzione di cortisolo, che è dannosa, esistono rimedi di facile attuazione. Oltre alle tecniche di rilassamento, al controllo nell'uso di stimolanti come la caffeina, si può usare la dieta. La più efficace è quella che tiene stabilizzato il livello di glucosio nel sangue. È necessario quindi dare all'organismo un adeguato apporto di carboidrati e di proteine; a questo scopo non bisogna digiunare e neppure stare troppo a lungo senza mangiare.
UNO STOP PER GLI EICOSANOIDI
Ogni cellula, in risposta ad un cambiamento avvenuto nelle sue immediate vicinanze, rilascia un acido grasso essenziale dalla sua membrana fosfolipidica, grazie all'intervento di un enzima apposito, la fosfolipasi A2. Visto che gli eicosanoidi non hanno un'unica centrale di controllo della loro sintesi, per interrompere il rilascio viene secreto il cortisolo, il quale sintetizza una proteina, la lipocortina, che blocca l'enzima. In questo modo viene a mancare il rifornimento dei substrati per la sintesi di tutti gli eicosanoidi e la loro produzione si interrompe.

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